| Chinino
(Chinoline-Metanolo)
All'inizio dell'800 i chimici cercarono
di isolare la sostanza attiva dalla droga, così nel 1820
Pellentier e Caventou scoprivano l'alcaloide Chinina, per la cui
sintesi si dovette aspettare un altro secolo (Rabe, nel 1929). Il
chinino, somministrato per via endovenosa, è tuttora la nostra
arma più efficace nel trattamento della malaria grave, portando
velocemente ad una clearance della parassitemia ed allo sfebbramento.
Gli effetti collaterali più frequenti sono conosciuti sotto
il nome di Chinconismo (nausea, cefalea, vertigini, disturbi visivi
ed uditivi) In alcuni casi si può osservare una perdita permanente
dell'udito.
Il chinino stimola le cellule ß
del pancreas, inducendo una ipoglicemia, soprattutto l'uso per via
parenterale deve quindi essere accompagnato da somministrazione
di glucosio per via endovenosa, sotto stretto monitoraggio dei valori
glicemici.
È controindicato in pazienti
con disturbi della conduzione cardiaca e non dovrebbe essere usato
in pazienti digitalizzati oppure sotto terapia con warfarin. Le
prime resistenze sono stati segnalati già nel 1910 in Brasile.
Si è visto però che le resistenze al chinino scomparivano,
quando diminuiva la pressione farmacologica. Attualmente troviamo
resistenze di tipo RII e molto raramente di tipo RIII in Cambogia,
Sud-Vietnam ed in alcune aree della Tailandia.
Fino alla scoperta della Clorochina,
è stato il principale farmaco nel trattamento della malaria.
Ora tornando ad avere uno spazio dove si è sviluppata una
resistenza alla Clorochina. Il Chinino è un potente schizonticida
del sangue efficace contro tutte e quattro le specie di plasmodio.
È un farmaco eritrocita e non ha effetto sulla fase eso -
eritrocita o gametocita.
Il suo meccanismo di azione è simile alla Clorochina e interferisce
anche con il DNA del parassita.
È assorbito bene dall'intestino. L'80% si lega a proteine
del plasma, l'emivita è di 10 ore e viene metabolizzato dal
fegato ed espulso con le urine in 24 ore.
Clorochina
(CHL) (4-Aminochinolina)
La clorochina
è uno schizonticida ematico rapido. Raccomandata per le aree
dove Plasmodium vivax è
la specie predominante (Algeria, Marocco, Iraq, Siria, Turchia,
Azerbaijan, Nord-Iran e Cina, eccetto
la Cina del Sud, inclusa l'isola di Hainan) e dove Plasmodium
falciparum è sensibile alla clorochina. E' entrata
in uso dal 1940 ed è attiva contro tutti i plasmodi patogeni
per l'uomo.
La clorochina è somministrata in profilassi alla dose unica
settimanale di 5 mg di sostanza base/kg di peso corporeo ossia 300
mg (di sostanza base)/settimana.
È una base debole, e si concentra nel lisosoma dei parassiti,
possibilmente con un meccanismo di concentrazione del farmaco parassita-specifico.
La sua attività maggiore è rivolta contro i trofozoiti,
distrugge anche i gametociti di P.vivax, P.malariae ed P. ovale,
mentre non agisce sui gametociti di P. falciparum, non ha effetto
su sporozoiti, hipnozoiti o gametociti..
Il risultato della digestione dell'emoglobina
da parte dei parassiti, l'eme, è molto tossico per i parassiti
stessi e quindi l'eme- plasmodio -polimerasi lo trasforma in una
sostanza innocua per il parassita, un pigmento rosso associato alla
malaria. La clorochina interdice questa trasformazione e in
questo modo l'eme uccide il parassita per membranolisi.
La clorochina provoca anche la frammentazione
dell'RNA del parassita e interferisce con il suo DNA.
Viene rapidamente assorbito (tmax 1-3
ore). La quota di assorbimento raggiunge quasi il 100%, in tutti
i tessuti, anche in caso di diarrea.
Nei casi di malaria sensibile alla Clorochina, riduce la febbre
e libera il sangue dai parassiti entro 24 ore. La sua concentrazione
in emazie non infette è 5 volte superiore alla concentrazione
plasmatica, mentre in emazie infette da P. falciparum clorochino-sensibile
può raggiungere addirittura 500 volte la concentrazione plasmatica.
Si accumula anche in leucociti ed piastrine, questi ultimi perdono
la chlorochina durante la coagulazione e questo spiega il fatto
che la concentrazione plasmatica è minore di quella sierica.
Viene somministrata oralmente, tranne dove è impossibile
o negli attacchi gravi, è somministrata quindi per via endovenosa,
per iniezione intramuscolare o sottocutanea. Silibera lentamente
nei tessuti e viene metabolizzata nel fegato per essere espulsa
con l'urina.
L'emivita è di 50 ore.
All'inizio degli anni '50, sotto la
supervisione dell'OMS e di US AID (Agenzia per lo sviluppo internazionale),
con il consenso del Governo cambogiano del principe Norodom Sihanouk,
venne condotto un esperimento che durò quasi un decennio.
Tale sperimentazione prevedeva la distribuzione di sale da cucina
mescolato a clorochina, nella regione del Pailin, una delle zone
dell'Indocina dove la malaria mieteva più vittime. Questo
tipo di profilassi funzionò molto bene per alcuni anni, ma
fu proprio la lunga somministrazione della clorochina in basse dosi
la causa dell'insorgenza di resistenze al farmaco, segnalati per
la prima volta nel 1959.
Successivamente in vaste aree dell'Estremo Oriente, dell'Oceania
e del Sudamerica si osservavano clorochino resistenze, dal 1977
anche in Africa sub-sahariana.
Oggi la resistenza alla clorochina di P.falciparum è quasi
identica alla distribuzione mondiale di questo parassita, con eccezione
del Centro America al nord del canale di Panama, di alcune aree
limitate in Asia Sud-Occidentale ed in Nord-Africa. Il suo uso clinico
in Africa Tropicale (dovuto non per ultimo al basso costo del farmaco,
dà tuttora risultati soddisfacenti in soggetti semi-immuni.
Per la chemioprofilassi in soggetti non immuni viene generalmente
associato con il proguanil, nei casi di controindicazioni per l'uso
della meflochina, proteggendo comunque i soggetti da perniciose
malariche.
Resistenze di P.vivax alla clorochina
sono stati individuate recentemente in Melanesia, mentre altrove
il P.vivax risponde ancora in modo soddisfacente alla terapia con
la clorochina.
Gli effetti collaterali maggiori sono
vomito, cefalea, dolore addominale e rush cutaneo. In pazienti africani
si osserva frequentemente prurito. Disturbi del visus, come ad esempio
difficoltà di messa a fuoco, osservati sotto terapia, sono
generalmente reversibili e non devono essere confusi con la retinopatia
irreversibile che si può instaurare dopo assunzione del farmaco
per lunghi periodi.
Il rischio di una retinopatia inizia
dopo l'assunzione di 100 g di clorochina base. La retinopatia indotta
dalla clorochina è probabilmente dovuta alla alta affinità
della clorochina alla melanina retinica.
Altri effetti collaterali associati a l'uso prolungato della clorochina
sono una perdita di pigmentazione dei capelli (reversibile) ed eruzioni
cutanee. La clorochina ha inoltre un effetto fotosensibilizzante
ed è controindicata in pazienti affetti da psoriasi.
Antagonisti del folato
Antagonisti sono farmaci che colpiscono
la sintesi e l'utilizzazione del folate. Sono la Pirimetamina (2,4,diaminopyrimidine)
e il Progaunil e vennero introdotti dopo la seconda guerra mondiale..
Essi agiscono inibendo la diidrofolato
riduttasi necessaria per sintetizzare il tetraidrofolato, un precursore
della sintesi del DNA del parassita. Hanno una struttura simile
al trimetoprim (dell'anello di pteridine della diidrofolato riduttasi)
e sono così in grado di rendere impossibile la sua attività.
La pirimetmina, entrata in uso dopo
il 1940, venne usato prevalentemente per la profilassi ed come adiuvante
nella terapia, ma la sua attività schizonticida era molto
presto compromessa dall'insorgenza di resistenze al farmaco, soprattutto
là dove veniva usato su larga scala in forma di sale medicato
per la profilassi. Già due anni dopo le profilassi di massa
con la pirimetamina si osservavano le prime resistenze che precludevano
l'uso della sola pirimetamina a scopo di profilassi. Dopo la scoperta
dell'effetto sinergico dei sulfamidici e sulfoni, che amplificavano
l'attività della pirimetamina fino a 100 volte e diminuivano
anche l'insorgenza delle resistenze, la pirimetamina tornò
ad essere usata negli anni 70, maggiormente in un contesto terapeutico
come farmaco alternativo per forme di malaria clorochino-resistenti.
Negli anni '80 però sono insorte
resistenze alle associazioni sulfamidici-pirimetamina, inizialmente
in Sud America ed in Sud Est Asia, poi in Africa tropicale.
L'effetto schizonticida della pirimetamina
è dovuto alla inibizione di un enzima, la DHFR (deidrofollatoriduttasi)
plasmodiale.
Negli anni '50 fu sintetizzata la sulfadoxina,
sulfamidico a lunga azione. Studiando l'attività antimalarica
di questo farmaco, si scoprì che potenziava l'effetto degli
DHFR inibitori.
Siccome sulfadoxina e pirimetamina hanno un tempo di emivita molto
simile, i due componenti sono stati associati e questa associazione
sulfadoxina-pirimetamina prese un posto importante nella terapia
della malaria clorochino-resistente. Per un certo periodo era anche
utilizzato a scopo profilattico, ma il rischio di gravi effetti
collaterali dovuti alla componente sulfamidica hanno fatto cessare
questo uso.
Effetti collaterali rari, ma drammatici sono manifestazioni dermatologici
come ad esempio l'eritema essudativo multiforme, la Sindrome di
Stevens Johnson e la sindrome di Lyell, dovuti ad una ipersensibilità
alla componente sulfamidica.
L'incidenza di questi effetti collaterali
aumenta quando vengono somministrati contemporaneamente altri sulfamidici
oppure la clorochina, oppure in caso di ripetizione di un ciclo
terapeutico.
Il farmaco è quindi assolutamente
controindicato in persone con accertata ipersensibilità ai
sulfamidici. Non deve neanche essere somministrato a pazienti che
lo anno assunto nelle 4 settimane precedenti ed a bambini al di
sotto dei 2 mesi. Pazienti che hanno assunto clorochina, dopo un
trattamento con l'associazione sulfamidici-pirimetamina debbono
assolutamente evitare l'esposizione al sole, a causa dell'effetto
fotosensibilizzante.
Clorochina + Proguanile
(C+P)
Questa combinazione di farmaci è
raccomandato per la profilassi in aree dove sono riportati bassi
livelli di resistenza di P. falciparum
alla clorochina o anche aree dove sono riportati alti livelli
di resistenza di P. falciparum alla
clorochina, se il viaggiatore non tollera meflochina o dossiciclina;
in aree dove è segnalata resistenza
di P. falciparum alla clorochina, ma l'assunzione della meflochina
è controindicata, come ad es. durante le fasi iniziali
di gravidanza. Lo schema di profilassi prevede una dose unica settimanale
di 300 mg (sostanza base) di clorochina più una dose di 200
mg al giorno (3 mg/kg) di proguanile idrocloruro, schizonticida
tissulare primario, cioè attivo nella fase pre-eritrocitica
epatica. Eventuali disturbi gastrointestinali causati da Clorochina
+ Proguanile possono essere ridotti assumendo i farmaci ai pasti
e/o suddividendo in due somministrazioni settimanali la dose di
clorochina.
Il proguanil fu immesso in commercio
nel 1944. L'attività del farmaco è dovuto ad un suo
metabolita, il cicloguanil.
Agisce come schizonticida, senza effetto
su forme esoeritrocitarie e gametociti. Anche il proguanil ed il
cicloproguanil, sono inibitori della DHFR, ma probabilmente con
meccanismi diversi rispetto alla pirimetamina. Il proguanil è
considerato uno dei farmaci antimalarici più
sicuri, ma viene usato solo per la chemioprofilassi, o da solo oppure
in associazione con la clorochina. Non si sa molto sulla distribuzione
delle resistenze al proguanil, resistenze che, quando insorgono,
sono sempre totali. L'unica controindicazione al farmaco è
una grave insufficienza renale.
Meflochina
(MEF) Chinoline-metanolo
La ricerca di nuovi farmaci antimalarici
fu accelerata, anche a causa della guerra in Vietnam.
Tra 600000 sostanze testate sistematicamente,
solo una si rilevò efficace. Si tratta della meflochina,
farmaco ad azione schizonticida rapida. Ha anche effetto gametocida
in confronto a P.vivax e P.malariae, ma non sui gametociti di P.falciparum.
Il suo effetto antimalarico è probabilmente dovuto ad una
inibizione di proteasi acide e peptidasi nei vacuoli digestivi del
plasmodio. Possiede una alta affinità per la membrana eritrocitaria.
La meflochina
è un efficace schizonticida ematico raccomandato per aree
dove vi è resistenza di P. falciparum
alla clorochina e alle associazioni sulfonamide/pirimetamina.
Essa è anche molto attiva contro
P. vivax e P. malariae, e molto probabilmente anche
contro P. ovale. E' in commercio sotto forma di compresse
contenenti 274 mg di idrocloruro, equivalente a 250 mg di meflochina
base.
Viene somministrata in profilassi antimalarica
alla dose settimanale di 5 mg/ kg, equivalente a 250 mg di sostanza
base alla settimana.
Come effetto collaterale inibisce anche
l'acetilcolinesterasi e la buturilcolinesterasi, e questo meccanismo
d'azione spiega la frequente insorgenza di disturbi digestivi come
ad esempio vomito e diarrea e disturbi a carico del SNC, effetti
collaterali che possono limitare l'utilizzo della meflochina per
uso profilattico.
Il farmaco è inoltre controindicato
in gravidanza che si dovrebbe evitare fino a tre mesi dopo la fine
della assunzione, non può essere somministrato a persone
con storia clinica di convulsioni ed a pazienti psichiatrici.
Si è osservato in ambulatorio
che alcuni soggetti tollerano il farmaco senza accusare disturbi,
mentre altri, anche senza precedenti neuro-psichiatrici, accusano
vertigini, stati di confusione o di agitazione, che ci costringono
a sospendere la somministrazione. Un altro limite della meflochina
è la durata di somministrazione, che non dovrebbe superare
i 3 mesi per la profilassi, anche se alcuni autori non sono di questa
opinione.
Coloro che continuano a manifestare
intollerabili effetti collaterali devono considerare l'eventualità
di optare per uno schema profilattico alternativo. La sospensione
del trattamento si impone quando si presentano disordini neurologici
o psichiatrici in soggetti con controindicazione. In tale caso bisognerà
astenersi anche dall'assunzione futura di meflochina. La meflochina
è controindicata in soggetti con nota allergia al farmaco
o a farmaci a struttura chimica analoga (chinino, chinidina), in
gravidanza, in bambini al di sotto dei 5 kg di peso o età
inferiore ai 3 mesi, soggetti con preesistenti disturbi neurologici
o psichiatrici, storia di epilessia, o gravi disordini psichiatrici,
soggetti trattati con meflochina o sostanze analoghe nelle precedenti
4 settimane, persone che richiedono un fine coordinamento dei movimenti
e discriminazione spaziale (ad es. equipaggi di aerei ). La somministrazione
contemporanea di meflochina con anti-aritmici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti,
antidepressivi triciclici e fenotiazine potrebbe in teoria contribuire
all'allungamento dell'intervallo QTc. Nei tre mesi seguenti l'assunzione
di meflochina dovrebbe essere evitato il concepimento. Se la meflochina
non può essere assunta perché controindicata o non
tollerata, le alternative possono essere o dossiciclina o clorochina+proguanile.
Quest'ultimo schema ha minore efficacia protettiva in certe zone.
Nelle aree dove la meflochina non è più efficace (es.
alla frontiera tra Cambogia e Thailandia o tra Myanmar e Thailandia)
è indicata la dossiciclina.
La meflochina, considerando anche l'alto
costo del farmaco, è quindi tuttora il medicinale più
usato per una profilassi a breve termine, con le dovute precauzioni,
per viaggiatori provenienti da paesi ricchi, che si recano in zone
dove prevale il P.falciparum clorochino-resistente.
La meflochina
viene anche adoperata in terapia, ma le dosi necessarie in questo
caso sono superiori, con maggiore probabilità di effetti
collaterali. La lunga emivita del farmaco (30 giorni) rende anche
problematica una eventuale terapia successiva con il chinino,
in casi di malaria perniciosa, sommandosi gli effetti collaterali.
Resistenze alla meflochina sono stati segnalati nel Sud-Est Asia
ed in alcune zone dell'Africa.
Alofantrina
Negli anni '70 fu sintetizzata l'alofantrina,
un 9-fenantrene metanolo, ottenuto per sintesi chimica, intrinsecamente
più potente del chinino e della meflochina. Ha una marcata
attività schizonticida, mentre non agisce contro le forme
pre-eritrocitarie ed i gametociti. La sua attività anti-malarica
è probabilmente dovuta all'inibizione di proteasi acidi e
peptidasi.
Possiede una marcata cross-reattività
e cross-resistenza con la meflochina. In Indocina ed in molti paesi
africani sub-sahariane sono state segnalate resistenze. Fino a pochi
anni fa era considerato il farmaco ideale per una stand-by terapy
del viaggiatore, cioè il farmaco da portarsi comunque in
valigia per assumerlo poi in caso di malaria. Alcuni morti improvvisi,
dovuti presumibilmente per tachiaritmie ventricolari, hanno indotti
l'OMS a non autorizzarlo più a questo scopo.
L'assorbimento del farmaco è
molto variabile, aumenta soprattutto quando vi è stato un
pasto grasso precedente. Uno degli effetti collaterali più
importanti è un prolungamento del tratto QT che si verifica
nel 50 % dei pazienti, di solito reversibile. Non deve essere somministrato
in pazienti che hanno assunto la meflochina negli ultimi 8 settimane
oppure il chinino nelle ultime 24 ore.
L'alofantrina (ancora non in commercio
in Italia) è però tuttora considerato un ottimo farmaco
antimalarico, se somministrato da personale medico sotto stretto
controllo cardiologico.
Primachina
Al posto della 8-aminochinolina plasmochina,
dopo il 1940 entro in uso la primachina, farmaco che possiede una
attività schizonticida tissutale, ma solamente una moderata
attività schizonticida ematica. Ha una marcata attività
contro gli ipnozoiti epatici di P.vivax e di P. ovale. Possiede
anche attività contro i gametociti di tutte le specie di
plasmodi patogeni per l'uomo. Il suo significato terapeutico si
limita oggi alla terapia radicale della malaria da P. vivax, agendo
appunto sulle forme esoeritrocitarie responsabili per le recidive.
In soggetti favici può indurre una crisi emolitica, e perciò
il suo uso, generalmente successivo ad un ciclo terapeutico con
la clorochina, deve assolutamente essere preceduto da un dosaggio
della glucosio-6-fosfato deidrogenasi.
È assorbito e metabolizzato rapidamente, preso oralmente.
La primachina è data in forma basica, 15 mg/die per 14 giorni.
L'emivita è di 3-6 ore. L'effetto non desiderato e principale
è dovuto ad una condizione metabolica genetica ed ereditata
- una deficienza di deidrogenasi del glucosio-6-fosfato negli eritrociti.
Le grandi dosi di primaquine possono dare luogo a methaemaglobinaemia
con emolisi cianotica.
Antibiotici
Dall'inizio degli anni ottanta, anche
le tetracicline sono state usate come farmaci antiplasmodiali, sia
in associazione al chinino nella terapia che come profilassi a breve
termine nelle zone di resistenza alla meflochina (Nord- Tailandia,
Vietnam) Sono controindicate nei bambini al di sotto di 12 anni
e nelle donne in stato di gravidanza. Per un pericolo di fotosensibilizzazione
deve essere evitata l'esposizione al sole durante il trattamento.
agendo anche sulla flora fisiologica intestinale, vaginale e buccale,
si osservano facilmente enteriti, vaginiti e glossiti durante un
trattamento prolungato e l'effetto sulla flora intestinale può
indurre una riduzione della sintesi della vitamina K.
Dossiciclina
(DOX)
Raccomandata per aree dove è
segnalata resistenza multipla ai farmaci e nel caso in cui, pur
essendo presenti alti livelli di resistenza
di P. falciparum alla clorochina, sia controindicata o non
tollerata la meflochina. Sotto forma di capsule o compresse
contenenti 100 mg di dossiciclina sale idrocloruro, viene prescritta
in profilassi alla dose giornaliera di 100 mg, 1,5 mg di sale/kg
di peso corporeo/giorno.
La dossiciclina è controindicata nei bambini al di sotto
degli 8 anni, in gravidanza e durante l'allattamento al seno. La
dossiciclina può causare fotosensibilizzazione cutanea ed
aumentare il danno da esposizione ai raggi solari. L'ulcerazione
esofagea può essere ridotta ingerendo il farmaco con abbondante
liquido e l'irritazione gastro-intestinale, comune alle tetracicline,
essere ridotta assumendo il farmaco con i pasti principali.
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