Introduzione breve storia di una malattia sottovalutata che cos'è la malaria
farmaci per profilassi e terapia ultimi ritrovati della ricerca resistenza ai farmaci antimalarici
l'efficacia dei derivati dell'artemisinina nella cura della malaria semplice
uso terapeutico del tè di Artemisia Annua dalla genetica nasce il vaccino più promettente
scoperta la mappa genetica del Plasmodium Falciparum Prevenzione

CHE COS'È LA MALARIA

La malaria è una malattia febbrile ed acuta, diffusa dal morso della zanzara Anophele femmina che è stata infettata dal parassita malarico. E' una infezione, dovuta a un protozoo, trasmessa agli esseri umani attraverso la puntura delle zanzare di solito tra il tramonto e l'alba.
La malaria umana è causata da quattro specie diverse di parassita che prendono il nome collettivo di Plasmodium: P. Falciparum, P. Vivax, P. Ovale, P. Malariae.

Il parassita della malaria non è un batterio e non è un virus.

È una forma di vita di unicellulare sofisticato come le cellule dei nostri corpi. È l'opposto delle nostre celle immunitarie: passando da persona a persona tramite le punture delle zanzare il parassita assume un "travestimento" diverso ad ogni infezione, evitando il sistema immunitario della vittima e molte delle precedenti esperienze malariche che questa può aver subito.

In breve, il parassita ha perfezionato il trucco, in milioni di anni e trilioni di infezioni, di tendere imboscate tutte le volte, come se fosse il primo attacco, per questo è difficile trovare un vaccino.

Due di essi sono molto comuni: il P. Falciparum è la specie più aggressiva ed è in aumento a livello mondiale. Si può trovare ovunque ma è più diffuso in Africa e provoca spesso il decesso dovuto a coma o anemia.

Il P.falciparum si sviluppa rapidamente nel corpo e i sintomi si manifestano di solito entro due settimane.

Il P. Vivax è esteso in tutta l'Asia, l'Africa, il Medio Oriente, l'Oceania e l'America; può provocare infezione e debilitare, ma raramente uccide.

Non tutti quelli che vengono infettati dal parassita si ammalano, alcuni sono portatori sani.

Una zanzara può succhiare sangue da un portatore sano, ed alcune settimane più tardi, emettere il parassita in un'altra persona che può essere più vulnerabile.

Il Plasmodium ovale ed il Plasmodium vivax possono rimanere quiescenti nel fegato per molti mesi.

Ricadute delle malattie causate dalla persistenza di parassiti nel fegato possono apparire dopo mesi e, occasionalmente, fino a 4 anni dopo l'esposizione.

Il parassita incuba nel fegato, poi entra in circolazione nel sangue, dove invade i globuli rossi e comincia a replicarsi, provocando la malattia e provocando delle ricadute.

La febbre è il primo sintomo, è ciclica come i parassiti che distruggono un gruppo di cellule del sangue sempre in maggior numero rispetto al ciclo precedente, può arrivare fino a 41°C (106°F).

Dopo diverse ore la febbre crolla e insorgono i brividi. Questo ciclo si ripete e dura da due a quattro giorni a seconda del tipo di plasmodio.

I sintomi comuni a tutte le forme di malaria sono: brividi, febbre; cefalea violenta, dolori muscolari, splenomegalia (ipertrofia della milza), anemia. Il tipico attacco prevede uno "stadio freddo" (20-60 min.), con brividi violenti, seguito dallo "stadio caldo" con febbre fino ai 42°C che dura 3 / 8 ore e infine uno "stadio di sudorazione" con interruzione improvvisa della febbre.

il Plasmodium vivax provoca la febbre terzana benigna,

il Plasmodium falciparum provoca la febbre quartana maligna,

il Plasmodium malariae provoca la febbre quartana.

(La denominazione "terzana" o "quartana" si riferisce al numero dei giorni nei quali ricorre la febbre). I parassiti malarici si riproducono in due cicli evolutivi: uno nella zanzara (fase sessuata), uno nell'uomo (fase asessuata). Nella zanzara i parassiti, succhiati con il sangue dell'uomo, evolvono in microgametociti (forme maschili) e macrogametociti (cellule uovo). Questi due elementi si uniscono formando "anfionti", i quali divenuti "sporozoiti" nell'intestino della zanzara-risalgono nelle ghiandole salivari e vengono inoculati all'uomo attraverso la puntura (morso).

Nell'uomo ha luogo la fase asessuata di vita del parassita malarico: gli sporozoiti (della grandezza di 15 micron) invadono i globuli rossi trasformandosi in "trofozoiti" e in "merozoiti". Indi i globuli rossi parassitati si rompono liberando merozoiti, i quali vanno a parassitare altri globuli rossi.

Poiché ad ogni ciclo corrisponde un accesso febbrile, insorge una febbre intermittente ogni tre o quattro giorni.

La terzana benigna, che ha un periodo di incubazione di 10-12 giorni, mostra accessi febbrili ogni 48 ore. Ha spontaneamente una durata di un paio di anni, e tende a recidivare con facilità.

La terzana maligna, che ha un periodo di incubazione di 8-12 giorni, presenta accessi febbrili ogni 48 ore, ma la febbre è spesso irregolare e può anche ricomparire ogni giorno. Comporta un'anemia piuttosto intensa, con grave deperimento organico, e se non ben trattata ha esito letale.

La quartana, che ha un periodo di incubazione di 20-30 giorni, mostra accessi febbrili ogni 72 ore (1 accesso febbrile + 2 di non febbre); tende a persistere molto a lungo e a recidivare.

La diagnosi delle singole forme si basa sull'esame dello "striscio" di sangue (una goccia di sangue del paziente distesa sottilmente su di un vetrino), che consente di rilevare e di caratterizzare il parassita.

La malaria cerebrale è la più devastante, è trasmessa solo dal P. falciparum. I globuli rossi del sangue infettati dal parassita sono appiccicosi e possono agglutinare i capillari del cervello. La vittima entra in coma, e se ne esce possono esserci danni al cervello.

La morte può colpire entro 24 ore dai primi sintomi o in meno tempo di quello necessario per arrivare da un villaggio ad una clinica. Quindi il migliore accesso alle cliniche è essenziale alla sopravvivenza. Anche in clinica la morte è probabile: le cliniche dei villaggi spesso hanno degli equipaggiamenti inadeguati, molte non possiedono un microscopio che è essenziale per la diagnosi della malaria. Se ci sono farmaci antimalarici, questi spesso sono inutili perché i parassiti sono sempre di più resistenti ai farmaci e spesso mancano le attrezzature sterili per le endovenose che sono necessarie in caso di malaria cerebrale.

L' anemia è un altro pericolo: gli attacchi ciclici del parassita sui globuli rossi possono causare la morte per la perdita di sangue. Come ultima possibilità qualche volta la vittima viene trasfusa, ma senza la possibilità di esaminare il sangue del donatore, se questa sopravvive alla malaria, è fortunata se non contrae altre malattie.

La maggior parte delle morti per malaria potrebbe essere evitata attraverso una diagnosi più precoce e un trattamento migliore. La situazione della malaria va peggiorando in molte aree, e la prevenzione ed il trattamento della malaria da P. falciparum sta diventando più difficile, perché la resistenza del parassita ai farmaci antimalarici sta aumentando e diventando più diffusa geograficamente.

In molti paesi dell'Asia, dell'area mediterranea orientale e del Sud America dove c'è malaria, le aree urbane principali sono libere dalla trasmissione della malattia, sebbene questo non sia necessariamente vero nelle loro periferie o nelle aree urbane principali dell'Africa e dell'India.
Mentre vi è comunemente molto meno rischio di contrarre la malaria ad altezze superiori ai 1.500 metri, la malattia può manifestarsi, in condizioni climatiche di caldo, fino ad altezze superiori ai 3.000 metri. I1 rischio di infezioni può anche variare secondo la stagione.

Le donne incinte sono la preda più facile della malaria. L'indebolimento del sistema immunitario durante gravidanza rende l'infezione più probabile, e l'anemia abituale in gravidanza dà al parassita un mortale vantaggio. Queste hanno quattro volte di più la probabilità di ammalarsi e la metà delle probabilità di sopravvivere alla malaria cerebrale. Se sopravvivono spesso il feto muore perché i farmaci e la febbre spesso provocano l'aborto spontaneo.

La diagnosi della malaria viene fatta tramite un esame del sangue che indica anche il tipo di parassita presente e finché la diagnosi non è confermata, non è possibile identificare il tipo di malaria che ha il paziente. Nel caso della varietà di P. falciparum, il paziente può procedere a coma e morte in pochi giorni.

L'immunità protettiva non è conferita da un solo episodio di malaria, ma per svilupparsi ha bisogno dell'esposizione continua per circa 15 anni al parassita. Questa protezione cala inoltre se una persona si allontana da un'area endemica per solo pochi mesi. Di conseguenza, molti bambini che crescono in aree indigene sono esposti quasi continuamente ai parassiti ma i loro livelli di immunità non sono sufficienti e ciò dà luogo a un numero molto alto di decessi.